Quando la difficoltà scolastica incide sul benessere emotivo
Una difficoltà scolastica non riguarda sempre soltanto il rendimento, il metodo di studio o l’organizzazione.
Per alcuni bambini e adolescenti, gli errori ripetuti, la fatica, il confronto con i compagni e il timore del giudizio possono incidere progressivamente sull’immagine di sé.
Il ragazzo può passare dal pensare:
“In questa attività faccio fatica”
al pensare:
“Non sono capace.” “Sono stupido.” “Sono io quello sbagliato.”
In questi casi non basta intervenire soltanto sulla prestazione. Può essere utile uno spazio di sostegno psicologico nel quale comprendere come il ragazzo sta vivendo la scuola, la diagnosi, le richieste degli adulti e il rapporto con le proprie capacità.
La diagnosi è importante, ma non dice tutto
Una diagnosi di DSA, ADHD o un altro profilo di neurodivergenza può aiutare a riconoscere una difficoltà reale. Permette di superare letture svalutanti come:non si impegna, è pigro, non ha voglia, potrebbe fare di più.
La diagnosi, però, non racconta da sola come il bambino o l’adolescente vive quella difficoltà. Due ragazzi con la stessa diagnosi possono avere un’immagine di sé differente, diversi livelli di ansia, un rapporto diverso con l’errore e risorse non sovrapponibili.
Per questo il percorso non può essere costruito soltanto a partire dall’etichetta diagnostica.
Dove può soffrire un ragazzo con DSA o ADHD
Un ragazzo può soffrire nel punto preciso in cui incontra la difficoltà: quando leggere richiede uno sforzo eccessivo, quando iniziare un compito richiede una grande quantità di energia, quando le emozioni diventano difficili da regolare.
Può però soffrire anche nel punto in cui la difficoltà non riguarda più soltanto ciò che deve fare, ma comincia a incidere sul modo in cui pensa se stesso. L’errore può essere vissuto come una conferma di non valere. La correzione può essere percepita come un giudizio.
Possono comparire:
- Ansia scolastica e paura delle verifiche
- Vergogna e demotivazione
- Blocco ed evitamento dello studio
- Rabbia, frustrazione, pianto
- Perfezionismo e forte bisogno di controllo
- Senso di incapacità e conflitti con i genitori
Quando può essere utile il sostegno psicologico
Un percorso di sostegno psicologico può essere indicato quando:
- Il ragazzo vive la scuola con forte ansia
- Ogni errore viene percepito come un fallimento personale
- Dice frequentemente di essere incapace o stupido
- Ha perso fiducia nelle proprie possibilità
- Rifiuta di studiare o di farsi aiutare
- Vive con vergogna la propria diagnosi
- Non vuole utilizzare gli strumenti compensativi
- Presenta forti reazioni di rabbia e frustrazione
- Le difficoltà scolastiche incidono sulle relazioni familiari
- La famiglia non sa più come interpretare ciò che accade
Non è necessario che sia già presente una diagnosi.Il primo colloquio serve a comprendere la domanda e valutare quale tipo di intervento possa essere più adeguato.
Tutoraggio e sostegno psicologico
Sono due interventi distinti.
Tutoraggio specialistico
Lavora soprattutto su:
- Metodo di studio
- Funzioni esecutive
- Pianificazione e gestione del tempo
- Avvio al compito
- Strumenti compensativi e tecnologie
- Organizzazione e autonomia
- Consapevolezza delle proprie strategie
Sostegno psicologico
Lavora soprattutto su:
- Ansia e disagio scolastico
- Rapporto con l’errore e paura del giudizio
- Vergogna e immagine di sé
- Demotivazione e blocco
- Regolazione emotiva
- Significato assunto dalla diagnosi
- Relazioni familiari
In alcune situazioni può essere indicato soltanto il tutoraggio. In altre può essere più utile il sostegno psicologico. In altri casi ancora può essere costruito un percorso integrato o una collaborazione con gli altri professionisti già coinvolti.
Il sostegno psicologico nell’ADHD
L’ADHD non riguarda soltanto la concentrazione. Può incidere anche su regolazione delle emozioni, tolleranza della frustrazione, impulsività, percezione del fallimento e rapporto con insegnanti e compagni.
Un ragazzo può conoscere una regola e non riuscire ad applicarla con continuità. Può sapere che cosa dovrebbe fare e non riuscire a iniziare. Può desiderare di controllarsi, ma essere sopraffatto dall’emozione.
Il sostegno psicologico permette di comprendere il funzionamento senza ridurre ogni difficoltà a mancanza di volontà, opposizione o cattiva educazione.
DSA, identità e immagine di sé
Il rischio non è soltanto incontrare una difficoltà nella lettura, nella scrittura o nel calcolo. Il rischio è che il disturbo inizi a organizzare l’identità dello studente.
Il ragazzo può passare da“Ho un DSA”a“Sono quello che non sa leggere”o“Sono quello lento”.
Il sostegno psicologico lavora affinché la diagnosi possa essere compresa senza diventare una definizione totale della persona. Una diagnosi descrive alcuni aspetti del funzionamento. Non stabilisce il valore, le possibilità o l’identità di un ragazzo.
La scuola come ambiente psicologico
La scuola non è soltanto il luogo nel quale si apprendono contenuti. È anche il luogo nel quale il bambino e l’adolescente vengono osservati, ricevono giudizi, si confrontano con gli altri e costruiscono una parte importante dell’immagine di sé.
Per questo una difficoltà scolastica può avere effetti che vanno oltre il voto. Il lavoro psicologico considera anche il rapporto con gli insegnanti, le esperienze di esclusione o incomprensione, il peso delle aspettative e la possibilità di vivere la scuola come un luogo ancora sostenibile.
Sostegno ai genitori
Le difficoltà scolastiche coinvolgono spesso tutta la famiglia. I genitori possono sentirsi preoccupati, impotenti, confusi o divisi tra il desiderio di aiutare e la paura di sostituirsi al figlio.
I colloqui con i genitori possono aiutare a comprendere meglio il funzionamento del figlio, distinguere difficoltà, sovraccarico e opposizione, ridurre i conflitti sui compiti e comunicare con la scuola.
Il sostegno ai genitori può essere parte del percorso del figlio oppure costituire un intervento specifico.
Come si svolge il percorso
Il mio approccio
Sono una psicologa e tutor DSA/ADHD. La mia esperienza nel tutoraggio mi permette di conoscere da vicino i processi di apprendimento, le funzioni esecutive, gli strumenti compensativi e la realtà quotidiana dei compiti.
La formazione psicologica mi permette di prestare attenzione anche alla sofferenza, alle emozioni, alle relazioni e al modo in cui ogni ragazzo interpreta la propria difficoltà. Il mio lavoro è sostenuto da una formazione clinica a orientamento psicoanalitico.
Questo significa non ridurre il bambino o l’adolescente alla diagnosi, al comportamento osservabile o alla prestazione, ma considerare la sua storia, la sua parola, il significato personale assunto dalla difficoltà e la singolarità del suo funzionamento.
A chi è rivolto
- Bambini e adolescenti con DSA o ADHD
- Ragazzi autistici e profili ad alto potenziale
- Studenti universitari con difficoltà organizzative o ansia
- Genitori che cercano orientamento e sostegno
- Ragazzi con difficoltà scolastiche anche in assenza di diagnosi
Gli incontri si svolgono in presenza a Roma oppure online, quando la modalità è adeguata all’età e alla situazione.
